WIRED – Settimana della Scienza 2010: la strada italiana verso la rivoluzione OLED

Comincia il 18 settembre, a Frascati, la quinta edizione Settimana della Scienza: un evento imperdibile per chi vuole tenersi costantemente aggiornato sui nuovi sviluppi della ricerca scientifica. L’edizione di quest’anno prevede più di 100 incontri tematici, durante i quali interverranno alcuni tra i più importanti scienziati internazionali, alcuni tramite collegamenti in diretta con il CERN e l’Erasmus Medical Center di Rotterdam.

Ma nello scorrere il nutrito programma della rassegna, un evento in particolare ha catturato la nostra attenzione. Alle 19 di giovedì 23 settembre l’ENEA di Frascati, illustrerà il lavoro di ricerca compiuto sugli OLED nell’ambito dell’appuntamento “Illuminiamo il mondo con la plastica”. Su queste pagine, in passato, abbiamo già discusso delle enormi opportunità rappresentate dalla tecnologia OLED, concentrandoci in particolare sul ruolo che avranno nell’illuminazione domestica e pubblica.

Così, in attesa che nel corso dell’evento Illuminiamo il mondo con la plastica ENEA illustri gli ultimi sviluppi e le prospettive future della tecnologia OLED, abbiamo intervistato il professor Giuseppe Baldacchini, un vero pioniere italiano in questo campo ed ex-direttore della divisione di Fisica Applicata presso l’ENEA di Frascati.

Buongiorno professore, può descriverci sinteticamente il vostro lavoro di ricerca sugli OLED?
Uno dei limiti di queste sostanze organiche, è che hanno una vita media superata la quale muoiono. A Frascati ci siamo occupati di questo. In particolare ci siamo concentrati su ALQ 3, una molecola metallo-organica che per prima negli anni ’80 si è dimostrata efficiente dal punto di vista luminoso. Negli ultimi anni abbiamo studiato come questa molecola si degrada nel tempo, quali sono i fattori che portano al degrado e come si può allungare la vita di queste molecole.

Cosa avete scoperto?
Abbiamo scoperto che queste molecole muoiono in quattro modi diversi. Alcune muoiono quasi subito, nel giro qualche ora; il 20% dura un centinaio di ore, un altro 30% mille ore, e un nocciolo duro del 40% muore dopo 10.000 ore. Per aumentare la longevità di queste molecole abbiamo studiato un processo di annealing: si tratta di ri-cuocere il film di molecole a una temperatura intorno ai 150 gradi per una decina di minuti, in questo modo le molecole cambiano la loro struttura e diventano più efficienti. Siamo riusciti a passare da una longevità dell’ordine del migliaio di ore a una longevità di decine di migliaia di ore.

Un risultato che aiuta a spianare la strada verso l’ingresso ufficiale degli schermi OLED nel panorama dei TV. Lei come vede il futuro dei TV OLED, quali caratteristiche potrebbero permettere loro di superare Plasma e LED?
La differenza tra gli OLED e gli altri schermi è tale che non c’è partita. Il punto fondamentale è che negli OLED è lo schermo stesso a produrre la luce, questo permette di avere schermi incredibilmente sottili e flessibili. Questo è possibile perché le molecole organiche di solito vengono spalmate su una superficie con uno spessore di qualche decina di nanometro, praticamente non si vede a occhio nudo. Non solo, un’altra cosa importante è che questo schermo lo si può guardare da qualsiasi angolo e non cambia minimamente l’immagine. Insomma, gli schermi OLED sono talmente superiori che quando usciranno a prezzi ragionevoli conquisteranno tutto il mercato.

A proposito di prezzi ragionevoli, quali costi di produzione richiede questa tecnologia?
I costi di produzione dei materiale sono bassissimi, e anche le tecnologie che si usano, di per se stesse, sono meno intensive delle altre. Pensiamo all’elettronica del silicio, si devono usare temperature di 1000 gradi; per gli OLED invece si fa tutto quasi a temperatura ambiente. Inoltre, gli schermi OLED hanno un dispendio di energia enormemente più bassa. Si può tranquillamente parlare di tecnologia verde.

Parliamo ora dell’altro campo di applicazione degli OLED:l’illuminazione
Dal punto di vista luminoso, la differenza sostanziale è che i LED sono una sorgente puntiforme, mentre gli OLED sono una sorgente di luce diffusa. Questo fa una differenza enorme. Mi spiego: lei può applicare pannelli OLED su qualsiasi parete o materiale e quindi, ad esempio, usare un soffitto di una casa per diffondere luce in tutti locali. Si potrà facilmente regolare l’intensità della luce e ottenere il colore che si vuole.

Quanto tempo ci vorrà per vedere dei pannelli OLED nelle nostre case?
Ci sono ancora dei nodi da sciogliere, ma in questo campo si sta procedendo molto rapidamente. Faccio un esempio: fino ad oggi, per utilizzare questi dispositivi si aveva bisogno di tensione continua di 10 V. Cambiare questa tensione nelle case sarebbe difficile. Ma la Philips recentemente ha lanciato dei pannelli luminosi che funzionano con il voltaggio che si ha in casa (220 V). Nel 2008 avevamo previsto una diffusione di questa tecnologia entro 10 anni, perciò entro otto anni possiamo aspettarci di vedere gli OLED conquistare il mercato.

Pensa che gli OLED cambieranno l’illuminazione futuro?
Le dico di più: secondo me sarà una vera e propria rivoluzione. Analoga a quella che ci fu con il passaggio dalla candela alla lampadina elettrica di Edison. Si avrà molta più luce, molti meno consumi, e molte più possibilità di applicazione. Tutti dovranno farci i conti, architetti compresi.

Fonte WIRED.it

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