G.Eco: “Nessun catechismo sull’ecologia”

di Gabriele Vallarino

L’associazione G.Eco compie 10 anni. Era il 2009 quando un gruppo di giovani laureati di aree scientifiche e pedagogiche spinti e supportati dalla professoressa Caterina Lorenzi, hanno iniziato a radunarsi nelle aule dei Laboratori di Ecologia Sperimentale ed Acquacoltura dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

Di strada ne è stata fatta tanta. Tanti i passi nei corridoi delle scuole. “Dall’infanzia alle medie, sono migliaia gli alunni che hanno incontrato lo stile G.Eco per attività ludiche di biologia, ecologia”, racconta Ciocca, biologo e presidente di G.Eco.

Laboratori in classe, con possibilità di creare dei veri percorsi in più appuntamenti; uscite naturalistiche tra birdwatching, giri in battello e caccia di insetti nel parco del Tuscolo, nel lago Albano o nella riserva naturale di Nazzano, Tevere-Farfa.

Ma ancora, avete presente il gioco adrenalinico Escape room? G.Eco ne propone una versione sul corpo umano, l’Escape class room: una caccia al patogeno per combattere l’infezione, coinvolgendo l’apparato circolatorio, muscolare, digerente. 

G.Eco parteciperà anche alla Notte Europea dei Ricercatori, coordinata da Frascati Scienza, di cui l’associazione è partner da tanti anni.

© Officine K – Studio Fotografico

L’educazione ambientale è tra gli scopi cardine dell’associazione: “Dico sempre ai ragazzi che siamo i primi – noi come generazione millennial – a renderci conto dell’impatto dell’uomo sull’ambiente e gli ultimi a poter fare qualcosa per risolvere il problema”.

Nella voce di Ciocca non c’è un irragionevole ottimismo, ma come dice lui: “Sono possibilista, serve tanto, tanto impegno ma possiamo salvarlo il pianeta, le manifestazioni come il friday for future, che hanno visto una grande mobilitazione, sono motivo di incoraggiamento e anche la mia esperienza nelle classi mi rende fiducioso: incontro tanti ragazzi partecipi, interessati, desiderosi di cambiamento“.

Da evitare c’è un’educazione ambientale dalla narrazione catastrofista, perché “paralizza, ingessa le persone invece di spronarle”.

Il metodo G.Eco si capisce bene da questa attività: “Abbiamo fatto un laboratorio sulla produzione della carta, facendo un parallelo con gli alberi che producono foglie. Gli alberi non producono rifiuti, ci sono gli organismi detritivori che degradano le foglie secche restituendo gli elementi nutritivi al terreno, che a loro volta ritornano all’albero dalle radici per costruire nuove foglie; così i bambini hanno riciclato la carta: come fossero dei millepiedi hanno sminuzzato il foglio in tanti pezzettini e poi composto con bacinella, formina e pressa il nuovo foglio di carta”. 


Non c’è un trattato di economia circolare, bensì una chiara dimostrazione: “Potremmo riversare loro tante nozioni sul tema, potremmo chiuderla in pochi minuti dicendo loro di riciclare la carta perché è la soluzione giusta, ma il nostro metodo è un lavoro di simulazione, mirando a quello che nel gergo tecnico è l’apprendimento significativo. Noi facciamo didattica attiva, quindi non solo ci limitiamo a far mettere le mani in pasta, ma cerchiamo di rendere i ragazzi costruttori della loro conoscenza. Non ci interessa fare del catechismo sulla sostenibilità, bensì creare nei ragazzi un’empatia verso la natura, così che siano loro stessi il motore per il rispetto della biodiversità. Noi divulgatori siamo solo dei facilitatori per aiutare a capire i processi, cerchiamo di attivare nei ragazzi una mentalità critica per scegliere le soluzioni. G.Eco dà gli strumenti, fa ragionare attraverso esercizi mirati, ma non dà risposte confezionate e neanche cerca la spettacolarizzazione della scienza. Certo tutto questo richiede molto più tempo”.

Una missione? “Diciamo che è una vocazione”. 

E che cosa ha in serbo G.Eco per il futuro? Tra le tante cose, allo studio c’è la realizzazione di un libro sulla sostenibilità ambientale, ricco di biologia ed ecologia, che “possa essere d’aiuto per la formazione dei docenti della scuola secondaria di primo grado”, conclude Ciocca. 


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